Nera Boulder: l’intervista a Sebastiano Labozzetta

Il nostro Federico Fratini intervista Sebastiano Labozzetta, 49 anni che non dimostra affatto, è probabilmente l'icona silenziosa e discreta del NeraBoulder, avendo (stra)vinto 5 edizioni su 6 cui ha partecipato. L'incubo dei più giovani anche quest'anno sale in cima al podio riuscendo nel primo blocco di finale che nessun altro ha chiuso. È la sua arrampicata a descriverlo meglio forse: concentrazione, eleganza, forza e scioltezza. Viene quasi da domandare se beva la birra come tutti noi.

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Sebastiano ti piace la birra?

Si, certo, anche il vino, ma cerco di non esagerare.

Parliamo del NeraBoulder, sei un nostro affezionatissimo. È per tutti i premi che ti abbiamo regalato? (scherzo) Cosa ti piace della nostra manifestazione?
Quando ho sentito parlare le prime volte degli street boulder non credevo che avrebbero avuto successo (troppi rischi di danni, responsabilità, diffidenza dei residenti) ma evidentemente mi sbagliavo. Chi ci ha creduto e li ha organizzati le prime volte deve aver fatto un lavoro pazzesco, e probabilmente è ancora una bella faticaccia. Sono sempre stato appassionato delle competizioni di arrampicata (ho iniziato ad arrampicare nel 1985 ed ho fatto la mia prima gara a Torino nel 1988). Ho deciso di provare a fare uno Street Boulder in occasione del primo NeraBoulder (in effetti avevo tentato la scalata della piramide Cestia a Roma quando ero alle prime armi, ma non credo che conti), però mi mancava il Crash Pad. Gentilmente, un amico (Rino) mi disse che potevo andare con lui ed utilizzare il suo. Alla fine io vinsi (primo premio un Crash Pad!) e Rino arrivò secondo. Come si fa a non essere affezionati dopo delle avventure del genere?

Come immagini NeraBoulder8, suggerimenti?
Direi che voi siete decisamente bravi nell’organizzazione, altrove mi è capitato anche di fare uno street boulder in cui i blocchi erano indicati solo con i gessetti sul muro. Forse qualche indicazione in più sulle descrizioni dei blocchi non guasterebbe (l’arrampicata è un gioco e come in ogni gioco le regole sono importanti ed è bene che siano chiare per tutti). Un’altra cosa da non sottovalutare è la cena. Al Monkey Street Boulder di Gubbio, non mi spiego ancora come hanno fatto, sono riusciti a dare da mangiare a tutti in pochi minuti. Ho un bel ricordo anche di un altro NeraBoulder con una stupenda grigliata di salsicce!

Cosa si prova a vincere uno street boulder, tu che ne hai vinti tanti, non solo il nostro?
Vincere è sicuramente bello ed emozionante, ma a me piace partecipare alle competizioni cercando di fare del mio meglio, ed essendo disposto ad accettare tutto quello che viene. A volte si può essere grandi anche quando non si vince, mi riferisco a quello che ha recentemente scritto Stefano Ghisolfi (faccio il tifo per lui). Come dicevo prima, l’arrampicata è un gioco e per vincere a volte ci vuole anche un pizzico di fortuna. Aggiungerei che non sempre chi vince è il più bravo.

Sei un arrampicatore molto dotato su tutti i terreni, dalle vie alpinistiche all’indoor, passando ovviamente per la falesia e il bouldering. Tutte queste discipline danno sensazioni diverse e completano un arrampicatore. Ce ne vuoi parlare? Ce n’è una in particolare che ti fa andare il cuore più velocemente?
Quando ho iniziato ad arrampicare (ho fatto il corso con il CAI – Club Alpino Italiano) non esistevano ancora le palestre con i muri artificiali e ci si arrangiava con quello che si rimediava, ad esempio cave e ponti (in effetti non esistevano neanche i Crash Pad, mi sento quasi vecchio). Ora l’attività che riesco a svolgere più spesso (un paio di volte a settimana) è il bouldering indoor. Mi diverte molto, decisamente più degli allenamenti al trave che facevo una volta. Ma quando ho qualche giorno libero, preferisco andare a scalare con la corda (quest’estate sono stato in Francia, a Ceuse). Credo che l’altezza, il vuoto, l’esposizione siano una bella componente in più che ha la falesia rispetto ai blocchi. Inoltre mi sono sempre piaciute più le vie di continuità rispetto a quelle con passaggi singoli violenti. La montagna esalta ancora di più queste differenze e la natura ed il paesaggio aggiungono molto valore alle esperienze che vi si possono provare. Per contro la montagna comporta qualche rischio in più, un maggiore investimento di tempo ed energie, che non sempre si riescono a conciliare con gli impegni quotidiani che la vita ci impone.

Il bouldering come l’arrampicata sportiva sta conoscendo una netta demarcazione tra le competizioni indoor e la roccia. Le prese sintetiche delle gare non somigliano più alla roccia e si allineano ai canoni estetici del tracciatore, che molto spesso si lascia trasportare dal disegno o dalla simbologia della disposizione delle prese, ma soprattutto dei volumi. Cosa ne pensi?
Esistono talmente tanti tipi e forme di rocce naturali che in realtà penso il contrario, ovvero che le nuove prese offrano sempre più una migliore simulazione della varietà disponibile in natura. Per quanto riguarda i canoni estetici del tracciatore, mi sembra anche questa una cosa interessante e positiva. Se il tracciatore fa il suo lavoro con passione, e sono sicuro che sia quasi sempre così, cosa c’è di male se ci mette anche una sua componente artistica? Anzi, direi che i tracciatori sono a tutti gli effetti degli artisti, che hanno il difficile compito di fare in modo che la loro opera risulti bella, interessante, fantasiosa ed anche scalabile con il giusto grado di difficoltà!

E lo street boulder? Le linee dovrebbero assomigliare più alle competizioni o ai blocchi di roccia?
Negli street boulder, i percorsi che possono essere predisposti sono notevolmente limitati dalle strutture disponibili nel paese ospitante, che non possono essere alterate. In questo senso, è molto interessante la formula che avete scelto voi del NeraBoulder, ovvero cambiare ogni anno il luogo dell’evento. Comunque in generale ad uno street boulder mi piace trovare blocchi di tante tipologie diverse (muri verticali, archi strapiombanti, passaggi di equilibrio, dinamici, traversi di continuità, ecc.) anche se capisco che non è sempre possibile trovare le strutture adatte.

Verrai l’anno prossimo. Non è una domanda. Un abbraccio da NeraBoulder.
Quando posso, vengo sempre molto volentieri. Qualcuno di voi mi ha chiesto se l’anno prossimo sarei disposto a partecipare alla tracciatura dei blocchi. Spero che non vi siate stufati di vedermi vincere …
Un abbraccio! Ciao!